Ritorno da Milano
24 Ottobre 2006 | Autore: Marco Marullo | In Milano, Viaggi | 13 CommentiDopo 14 giorni lascio Milano. Lascio la città che nella mia mente ho reso perfetta. Lascio la città in cui non ho nome nè identità, dove non ho obblighi nè costrizioni, dove, tra le sue magiche vie, ho tentato di ritrovare me stesso o, meglio, ho fatto o tentare di fare solo quello che piace a me.
Non ho imparato ad amare Milano solo per il suo essere ordinata, pulita, precisa, per il fatto che la sua gente è sempre sorridente, perchè tiene la destra sulle scale mobili, perchè in qualsiasi negozio ricevi anche il resto di un solo eurocent, per la puntualità di metro e tram, per la sicurezza che ti offrono le sue strade, per le meraviglie che possiede e che mostra con naturalezza disarmante. Ho imparato ad amare Milano per il suo essere normale agli occhi dei milanesi, perchè ogni cosa che a me sembra essere una divina concessione a Milano è un diritto di tutti.
Potrei scrivere per ore dei pregi di questa grande città, ma non farei altro che attirare le antipatie di chi concepisce Milano come la città della nebbia e della gente fredda, le antipatie di coloro che provano un amore viscerale per la propria terra e ciechi accettano i suoi difetti, la sua sporcizia, il suo degrado morale e sociale e continuano a preferire l’infelice terra in cui sono nati alla perfezione della capitale morale d’Italia.
Probabilmente amo Milano più degli stessi milanesi. Ma io sono fatto così: vado sempre e comunque controcorrente.
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