7 giorni
22 Settembre 2006 | Autore: Penelope Alla Guerra | In Oriana Fallaci |Sette giorni. Cos’è una settimana in confronto alla tua straordinaria vita? E cos’è il tempo paragonato a te che sei eterna e immortale? Hai ragione, questi giorni non sono nulla, eppure il dolore non mi ha dato tregua neanche un minuto e nulla mi è scivolato addosso. Ogni cosa invece si fermava, si adagiava su di me con la forza e la prepotenza di mille aghi conficcati nel mio cuore. E ancora sanguino.
Sai cosa mi fa soffrire di più? Il mondo che va avanti. Tutto gira e continua a girare. Vedo le persone che camminano affannosamente per strada verso le loro vite, le disgrazie aumentare, l’oblio avanzare. E mentre guardo queste cose vorrei dare voce a ciò che ho dentro di me. Un urlo. Mi basterebbe un urlo, profondo, intenso, lacerante. Come fa la vita ad andare avanti se ci sono io, spettatrice, che non riesco a muovere un passo, che la guardo indispettita, che ho un carico di tristezza misto a rabbia, misto a dolore, misto a rimpianto nell’anima che grava su ogni mia azione, su ogni mio giorno? Fermatevi, non vedete che sono scesa dalla giostra e che non voglio più risalire, vorrei gridar loro. Nessuno mi ascolta, non posso urlare, non voglio o non posso risalire e non mi sono mai sentita così sola nella mia vita.
Tu sei il mio faro di speranza e di verità. E se c’è una cosa che nonostante la sofferenza mi accarezza il cuore, è la consapevolezza che tu ci sarai sempre. Nei miei gesti, nelle mie azioni, nei miei pensieri, nei miei propositi, nel mio futuro. Una mano invisibile che guiderà ogni istante dei giorni a venire, ecco quello che sarai per me.
Ho sfogliato i miei diari scolastici alla ricerca di tracce di te. Le ho trovate. Con orgoglio posso affermare che si, tu c’eri, ci sei sempre stata. Smemoranda 99-2000, settembre, inizio del II anno delle superiori: “ Quest’estate ti ho conosciuta, come ho fatto a vivere senza sapere della tua esistenza? Ho passato le ultime due settimane documentandomi sulla tua vita. Ho quasi tutti i tuoi libri. E una certezza nel cuore: ho trovato la mia fonte di ispirazione, il mio punto fermo, il mio esempio da seguire. Ovunque tu sia in questo momento sappi che c’è chi ti pensa.”
E’ bello rileggermi quindicenne, provo tenerezza per questa bambina già tanto convinta del suo sentimento per te. Vorrei stringerla forte, cullarla, rassicurarla dicendole che no, non è sola. Ma non posso. Eccoti ancora tra queste pagine. Terzo anno, Smemoranda rossa, primo maggio 2001: “Cosa significa non conoscerti se ti sento vicina come sento vicina mia sorella? Cosa sono le barriere del tempo e dello spazio? Per me tu vivi nel mio cuore. Vorrei vederti, vorrei parlarti, vorrei chiederti come si fa ad uscire dalle quattro mura della mia città, a diventare forti e in gamba come te. Vorrei chiederti come si fa a superare da sola il dolore che cento uomini insieme non sarebbero in grado di sopportare. Vorrei chiederti come si fa a sopportare la morte delle persone che ami, a sopportare le medesime tirannie, le medesime oppressioni, le medesime delusioni. Vorrei piangere con te ricordando questo giorno, planare li a New York e dirti che ti stimo come non ho mai stimato nessuno, che ti voglio bene davvero e invece non lo farò mai… invece rimarrò qui in questo puntino nel mondo, mentre tu non cesserai mai di esistere, perché le persone con la tua personalità e la personalità di Alekos non muoiono mai”
Quante volte poi stufa di ascoltare il professore che spiegava mi sono rivolta a te… innumerevoli! Ecco qui, Smemoranda 2002-2003, ultimo anno: Ciao Oriana, il professore di letteratura parla di Parini. So che secondo te dovrei ascoltarlo ma non mi va, sono stanca e ti penso troppo. Come stai, anima bella? Sempre più affaticata immagino. E’ ancora notte a New York. Fai sogni belli. Ti lascio sennò il prof. mi sgama. Ti voglio bene”
Come si fa a far finta di nulla dunque? Come si fa a sopportare la mediocrità e la superficialità di chi, dopo avermi trattata con i guanti bianchi immediatamente dopo la tua scomparsa, pensa che adesso tutto sia passato, pensa che adesso io stia bene? Non passerà, Oriana mia. Ciò che posso fare, ciò che probabilmente tu vorresti io facessi , è stringere i denti, guardare avanti, difendere il mio mondo con le unghie e con i denti. Risalire sulla giostra a testa alta, con rabbia per averti perduta, ma con orgoglio per averti amata e compresa.
Eternamente con te.
S.L
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